Agosto 7, 2020

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili – Decisione della Commissione europea C(2015) 5549 final del 14 agosto 2015


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 42/E del 16 luglio 2020, ha istituito i codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili dalla Commissione Europea con la decisione C(2015) 5549 final del 14 agosto 2015. I codici tributo, da utilizzare nei modelli di pagamento ‘F24’ e ‘F24 Enti pubblici’ sono: ‘5061’ denominato ‘Recupero aiuti di Stato sisma 2009 – CAPITALE’ e ‘5062’ denominato ‘Recupero aiuti di Stato sisma 2009 –INTERESSI’. Qualora il contribuente volesse utilizzare in compensazione i crediti verso la pubblica amministrazione italiana, dovrà utilizzare l’apposito modello ‘F24 crediti PP.AA.’ indicando: gli importi da versare, utilizzando i codici tributo sopra riportati; gli estremi identificativi della certificazione del credito e l’importo del credito compensato.

Agosto 7, 2020

Regime fiscale dei compensi erogati ai sostituti medici in continuità assistenziale


Per svolgere l’attività di sostituto medico in continuità assistenziale (c.d. guardia medica) è necessario l’iscrizione all’albo professionale. Tale attività è riconducibile all’esercizio di una attività professionale abituale. Ne consegue che il soggetto interessato è obbligato all’apertura della partita Iva e all’emissione della fattura nei confronti dell’Azienda Sanitaria, nonché a dichiarare il compenso percepito tra i redditi di lavoro autonomo. E’ quanto espresso dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 41/E del 15 luglio 2020. Un contribuente chiedeva di conoscere quale fosse la misura della ritenuta d’acconto applicabile sui compensi erogati dalle Asl per lo svolgimento della sua attività professionale di guardia medica. La richiesta di chiarimenti derivava dall’incertezza su quale categoria reddituale inserire i compensi percepiti.
L’Amministrazione finanziaria osserva che l’esercizio della professione medica, salvo quella effettuata nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, rientra nella previsione normativa di cui all’art. 53, comma 1, del Tuir e, pertanto, il reddito da esse rilevante si configura come reddito di lavoro autonomo. In merito all’attività di continuità assistenziale svolta da medici con incarico a tempo indeterminato, il Ministero delle Finanze, con la risoluzione 5 febbraio 1999 n. 14, ha ritenuto che gli emolumenti corrisposti dalle Asl ai predetti medici siano da qualificarsi quali redditi di lavoro dipendente e, conseguentemente, non soggetti ad Irap. La risoluzione citata non può, tuttavia, essere estesa al caso in esame. Inoltre, come sostenuto dall’istante, le guardie mediche, iscritte in un apposito albo professionale, sono sprovviste degli istituti contrattuali tipici del rapporto di lavoro dipendente, come le ferie o il Tfr. Inoltre, l’incarico assegnato ai sostituti per l’espletamento dell’attività di continuità assistenziale è a tempo determinato o provvisorio, dal momento che può cessare in ragione del rientro, anche anticipato, del medico titolare dell’incarico a tempo indeterminato. Sulla base di tali circostanze, la tipologia di rapporto che si instaura tra l’Azienda e il medico sostituto che, come detto, deve essere iscritto all’albo professionale, dal punto di vista fiscale è inquadrabile quale rapporto di lavoro autonomo.
Al fine di definire correttamente la qualificazione fiscale dei compensi percepiti dal soggetto istante, il documento di prassi amministrativa fa ulteriori considerazioni in materia di Irpef e Iva. Per quanto concerne le imposte sui redditi, l’art. 53, comma 1, del Tuir definisce redditi di lavoro autonomo ‘quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lett. c) del comma 3 dell’art. 5’. Ai sensi, invece, dell’art. 67, comma 1, lettera l) del Tuir ‘ i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente’ rientrano nella categoria dei ‘redditi diversi’.
Ai fini Iva, il Dpr n. 633/1972 prevede l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto ‘sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni’; per esercizio di arti e professioni l’art. 5, comma 1, del medesimo Dpr ‘intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche’.
Occorre, dunque, verificare, caso per caso, se sussistono i requisiti sopra indicati e, conseguentemente, se nella fattispecie in esame, il soggetto interessato sia obbligato a dichiarare i compensi fra i redditi professionali ai sensi dell’art. 53 del Tuir, nonché l’obbligo di fatturazione con Iva.
In linea generale, i requisiti di professionalità e abitualità sussistono ogni qualvolta un soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al conseguimento di uno scopo. Non si realizzano, invece, solo nei casi in cui vengano posti in essere atti economici in via meramente occasionale. Come indicato nella risoluzione 19 ottobre 2015 n. 88/E, l’abitualità dell’esercizio professionale è insita nella volontaria iscrizione del professionista nell’albo, costituente titolo per l’affidamento di compiti in modo ricorrente. L’iscrizione all’albo, richiesta per poter esercitare l’attività, risulta indicativa, infatti, della volontà del professionista di porre in essere una pluralità di atti coordinati e finalizzati all’esercizio della professione.
Nella fattispecie in esame, considerato che l’iscrizione all’albo professionale costituisce il titolo necessario per poter svolgere l’attività di sostituto medico in continuità assistenziale, l’Agenzia ritiene che tale attività sia riconducibile all’esercizio di una attività professionale abituale. Ne consegue che l’istante sarà obbligato ad aprire la partita Iva e ad emettere fattura nei confronti della Asl, nonché a dichiarare il compenso percepito tra i redditi di lavoro autonomo.
La risoluzione ricorda che il contribuente, qualora ricorrano le condizioni richieste, potrà fruire del regime forfetario che prevede l’applicazione di una imposta unica sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap, ed esclude la rivalsa dell’Iva nei confronti dei committenti.

Agosto 7, 2020

Spettacolo teatrale annullato causa Covid-19 – Rinuncia al voucher/rimborso da parte dell’avente diritto – Rilevanza come erogazione liberale – Credito di imposta Art-bonus – Spettanza


Con la risoluzione n. 40/E del 15 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate risponde ad una Fondazione di un teatro di rilevanza nazionale che chiedeva chiarimenti in merito alle erogazioni liberali, disposte dai titolari di voucher, intenzionati a rinunciare agli stessi al fine di sostenere la Fondazione in questo periodo di gravissima emergenza causata dall’epidemia da Coronavirus. La Fondazione chiedeva se la trasformazione dei voucher in erogazioni liberali potesse beneficiare della c.d. Art-bonus.
L’Art-bonus si caratterizza per un credito d’imposta, nella misura del 65% delle erogazioni effettuate in denaro da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa a favore di fondazioni lirico-sinfoniche, teatri, festival, istituzioni concertistico-orchestali ecc. Il credito d’imposta è riconosciuto anche quando le erogazioni liberali in denaro sono effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali pubblici. Il credito d’imposta, infatti, spetta per le erogazioni liberali a favore di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici e per sostegno di istituti e luoghi di cultura di appartenenza pubblica, di fondazioni lirico-sinfoniche, teatri, festival, centri di produzione teatrale e di danza, istituzioni concertistico-orchestrali. Le erogazioni liberali possono essere utilizzate anche per realizzare nuove strutture, restaurare quelle esistenti e svolgere interventi di manutenzione di beni culturali pubblici.
Il credito d’imposta c.d. Art-bonus è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Le persone fisiche fruiscono del credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi ed iniziano a godere della prima quota nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata effettuata l’erogazione liberale. La quota annuale non utilizzata può essere riportata nelle dichiarazioni dei periodo d’imposta successivi senza alcun limite temporale.
Il credito d’imposta non spetta per le erogazioni liberali effettuate in contanti, ma solo per quelle tracciabili ovvero con versamenti bancari/postali, con carte di credito, di debito o prepagata. Inoltre, nel caso di pagamento con assegno bancario o circolare ovvero nell’ipotesi in cui dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la prepagata non sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, il contribuente deve essere in possesso della ricevuta rilasciata dal beneficiario dalla quale risulti la modalità di pagamento utilizzata. Infine è necessario che dalla documentazione attestante il versamento sia possibile individuare il carattere di liberalità del pagamento.
Il decreto ‘Cura Italia’, modificato di recente dal decreto Rilancio, ha previsto che a seguito delle sospensioni di spettacoli, eventi e manifestazioni di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, causa Covid, i titolari dei biglietti possono, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, presentare apposita istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell’evento il quale provvede all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall’emissione.
Se ne ricava che i titolari di biglietti di eventi o spettacoli cinematografico-teatrali, annullati a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, non hanno diritto alla restituzione della somma pagata per assistere allo spettacolo, ma possono presentare un’istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell’evento. Costui provvederà all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall’emissione.
In merito al caso sottoposto l’Agenzia delle Entrate conferma che la Fondazione rientra tra i soggetti destinatari delle erogazioni liberali ammesse al riconoscimento del credito d’imposta Art-bonus e ritiene che la rinuncia al voucher possa qualificarsi come erogazione liberale in denaro ammissibile all’agevolazione fiscale in oggetto.
L’applicabilità dell’Art-bonus è tuttavia condizionata all’esplicito riconoscimento della causale dell’importo ricevuto a titolo di donazione, circostanza che appare assolta dall’emissione di un’apposita attestazione, nei confronti dei destinatari del voucher che vi rinuncino.
Dunque, la rinuncia all’ottenimento del voucher rappresenta, in sostanza, un’erogazione liberale valida ai fini del riconoscimento del beneficio dell’Art-bonus se posta in essere nei modi descritti.

Agosto 7, 2020

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione da parte del cessionario del credito d’imposta di cui all’art. 65 del decreto ‘Cura Italia’ e del credito d’imposta di cui all’art. 28 del decreto Rilancio


L’articolo 122 del decreto Rilancio ha previsto che, fino al 31 dicembre 2021, i soggetti beneficiari dei crediti d’imposta per i canoni di locazione degli immobili rientranti nella categoria catastale C/1 e per i canoni di locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo o affitto d’azienda, possano, in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, degli stessi crediti ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Lo scorso luglio l’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità di comunicazione della cessione dei suddetti crediti d’imposta e l’utilizzo degli stessi da parte dei cessionari. Nei casi in cui i cessionari utilizzino in compensazione i crediti d’imposta è necessario che: il modello F24 sia presentato online tramite i servizi telematici delle Entrate e se l’importo del credito utilizzato in compensazione risulta superiore all’ammontare disponibile, il relativo modello F24 sarà scartato. I crediti d’imposta utilizzabili in compensazione dai cessionari sono quelli risultanti dalle comunicazioni inviate dai cedenti all’Agenzia delle Entrate. Affinché i crediti possano essere utilizzati in compensazione è necessario che il cessionario proceda all’accettazione dei crediti medesimi tramite l’apposita ‘Piattaforma cessione crediti’ disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. Per consentire ai cessionari di utilizzare in compensazione i crediti d’imposta ricevuti l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 39/E del 13 luglio 2020, ha istituito i codici tributo ‘6930’ e ‘6931’. Il primo è denominato ‘Botteghe e negozi – Utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del dl Rilancio’; il secondo ‘6931’ denominato ‘Canoni di locazione immobili non abitativi e affitto di azienda – utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del dl Rilancio’.

Agosto 7, 2020

Crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione


Premessa

Il decreto legge Rilancio, con gli articoli 120 e 125, ha introdotto i crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione individuali (Dpi). L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 20/E del 10 luglio 2020, ha fornito i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo agli uffici periferici.

 

Il credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro (Art. 120 D.L. 34/2020)

Il credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro viene riconosciuto ad un’ampia platea di operatori, a fronte delle spese sostenute per gli interventi che si sono resi necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure di contenimento del Coronavirus. Beneficiari del credito di imposta sono gli operatori con attività aperte al pubblico, ad esempio bar, ristoranti, alberghi, cinema e teatri. L’art. 120 al primo comma fa riferimento ‘ai soggetti che esercitano attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore’. Rientrano tra i beneficiari, non essendo prevista alcuna distinzione tra le attività in funzione del regime fiscale adottato, i soggetti in regime forfettario, i soggetti in regime di vantaggio e gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.

Le spese in relazione alle quali spetta il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro sono suddivise in due gruppi: quello degli interventi agevolabili e quello degli investimenti agevolabili. I primi sono quelli necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del Covid-19. Vi rientrano quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza. Gli investimenti agevolabili sono quelli connessi ad attività innovative tra cui sono compresi quelli per l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di termoscanner. Sono compresi anche gli acquisti di strumenti o tecnologie che possono garantire ai lavoratori lo svolgimento dell’attività in sicurezza, pensiamo ai sistemi di videoconferenza o gli investimenti necessari per lo smart working.

L’ammontare del credito di imposta  per l’adeguamento degli ambienti di lavoro corrisponde al 60% delle spese ammissibili sostenute nel 2020 per un massimo di 80mila euro. Quindi l’ammontare del credito non può eccedere il tetto di 48mila euro. Poiché la legge fa riferimento alle spese sostenute nel 2020 sono agevolabili anche quelle avvenute nel corso dell’anno, prima del 19 maggio 2020, ossia prima dell’entrata in vigore del decreto Rilancio.

Ai fini dell’imputazione delle spese per gli esercenti arti e professioni e per gli enti non commerciali occorre fare riferimento al criterio di cassa, ossia alla data dell’effettivo pagamento, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e degli investimenti. Per le imprese individuali, per le società, per gli enti commerciali e per gli enti non commerciali in regime di contabilità ordinaria, il riferimento è al criterio di competenza e, quindi, alle spese da imputare al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e dalla data dei pagamenti. Il calcolo del credito spettante andrà effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’Iva, laddove dovuta. L’Iva indetraibile va inclusa nel costo fiscale dei beni cui commisurare il credito d’imposta.

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è utilizzabile:

  • esclusivamente in compensazione; o, in alternativa
  • entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.

E’ bene precisare che sia l’utilizzo del credito in compensazione tramite modello F24, sia la cessione a soggetti terzi possono avvenire solo successivamente al sostenimento delle spese agevolabili. Il beneficiario o i cessionari potranno utilizzare il credito in compensazione solo a decorrere dal 1°gennaio 2021 e non oltre il 31 dicembre 2021. L’Agenzia delle Entrate provvederà, con una risoluzione, ad istituire un apposito codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta tramite modello F24.

 

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione  (Art. 125 D.L. 34/2020)

Per contrastare la diffusione dell’epidemia il decreto Rilancio prevede l’assegnazione di un credito d’imposta in favore di taluni soggetti beneficiari, nella misura del 60% delle spese per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (Dpi) e di altri dispositivi idonei a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.  L’art. 125 del decreto estende la platea dei beneficiari agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Inoltre include tra le spese agevolabili termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti e per di più aumenta dal 50 al 60% il credito d’imposta previsto in precedenza come pure il limite massimo fruibile che da 20mila sale a 60mila euro.

L’ambito soggettivo è circoscritto ai seguenti soggetti:

  • imprenditori individuali, snc e sas;
  • enti e società indicati nell’art. 73, comma 1, lettere a) e b) del Tuir;
  • stabili organizzazioni di soggetti non residenti di cui alla lettera d) del comma 1, dell’art. 73 del Tuir;
  • persone fisiche e associazioni di cui all’art. 5, comma 3, lettera c) del Tuir che esercitano arti e professioni;
  • enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore;
  • enti religiosi civilmente riconosciuti.

La norma non prevede alcuna distinzione in ordine al regime fiscale adottabile dai soggetti beneficiari per cui vi rientrano i soggetti in regime forfetario, quelli in regime di vantaggio, gli imprenditori e le imprese agricole, sia quelle che determinano per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa. Possono fruire del credito d’imposta anche chi svolge attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.

Il bonus previsto dall’articolo 125 del decreto Rilancio spetta per le spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei  lavoratori e degli utenti. Il comma 2 dell’art. 125 fa un elenco, individuando due categorie di spese:

  • quelle sostenute per la sanificazione degli ambienti in cui è esercitata l’attività lavorativa o per la sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito dell’attività;
  • quelle sostenute per l’acquisto di: mascherine, guanti, visiere, occhiali protettivi, tute, calzari, prodotti detergenti e disinfettanti, termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti; barriere e pannelli protettivi (plexiglass) ivi comprese le spese di installazione.

 

Per quanto concerne le spese per le attività di sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati nell’ambito delle attività, la circolare chiarisce che l’attività di sanificazione può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi dei propri dipendenti o collaboratori, sempre nel rispetto dei Protocolli vigenti. In tal caso l’ammontare della spesa agevolabile può essere determinata moltiplicando il costo orario del lavoro del soggetto impegnato in tale compito per le ore effettivamente impiegate. L’ammontare delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti deve, in ogni caso, essere congruo rispetto al valore di mercato per tali interventi. Le realtà che ordinariamente sostengono spese di sanificazione, pensiamo agli studi odontoiatrici o ai centri estetici, possono considerare le spese sostenute nel periodo 1°gennaio – 31 dicembre 2020 ai fini della determinazione del credito d’imposta.

 

I dispositivi di protezione individuali come mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere, occhiali protettivi, tute e calzari per fruire del credito d’imposta devono essere conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea. E’ necessario, pertanto, che i soggetti interessati conservino la documentazione attestante la conformità ai fini di eventuali controlli.

Considerato che la finalità del legislatore è quella di contenere l’epidemia da Coronavirus, le spese per gli acquisti dei materiali sopra elencati sono in ogni caso agevolabili anche quando usate non in ambito sanitario, sempre a patto che siano sostenute nel 2020.

 

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non può superare la misura di 60mila euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020.  Il limite massimo di 60mila euro è riferito all’importo del credito d’imposta e non a quello delle spese ammissibili. Ne deriva che tale agevolazione spetterà nella misura del 60% delle spese ammissibili sostenute, ove l’ammontare complessivo delle stesse sia inferiore o uguale a 100mila euro. Il credito spettante sarà sempre pari al limite massimo di 60mila euro anche nel caso in cui le spese siano superiori a 100mila euro. Come già anticipato le spese devono essere sostenute nel 2020, anche antecedentemente alla data del 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del decreto Rilancio.

Ai fini dell’imputazione delle spese, per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e per gli enti non commerciali occorre fare riferimento al criterio di cassa, e cioè alla data dell’effettivo pagamento. Per le imprese individuali, per le società, per gli enti commerciali e per gli enti non commerciali in regime di contabilità ordinaria il riferimento è al criterio di competenza e, quindi, alle spese da imputare al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020.

 

Il credito d’imposta per la sanificazione e per l’acquisto di dispositivi di protezione è utilizzabile:

  • in compensazione;
  • nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa; o, in alternativa
  • entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

L’Agenzia delle Entrate emanerà una risoluzione per istituire un apposito codice tributo da utilizzare nel modello F24 per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta. Per l’utilizzo del credito in dichiarazione dei redditi, occorre fare riferimento alla dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui la spesa per la sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale è stata sostenuta. Inoltre per utilizzare il predetto credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi è necessario che le spese risultino sostenute nel 2020. Il credito spettante e i corrispondenti utilizzi andranno indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale la spesa si considera sostenuta. L’eventuale credito residuo potrà essere riportato nei periodi d’imposta successivi ma non potrà essere richiesto a rimborso. Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di Dpi può essere anche ceduto e la cessione è esercitabile ‘a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2021’.

 

Rilevanza fiscale dei crediti d’imposta

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap. Inoltre non concorre ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e ai fini del rapporto di deducibilità dei componenti negativi.

 

Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19

Il credito d’imposta previsto dall’art. 120 del decreto Rilancio è fruibile nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020, C(2020) 1863 final. Ciò non vale anche per il credito d’imposta di cui all’articolo 125 del decreto legge n. 34/2020.

Le rassegne e il calendario fiscale sono un prodotto Metaping - Servizi per Commercialisti, Avvocati e Ordini Professionali